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l’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) e COVID-19

Le considerazioni sotto riportate, sebbene supportato da studi medici internazionali, richiedono per una validazione definitiva la conduzione di una sperimentazione formale, in accordo alla vigente normativa nel nostro paese. Riteniamo che sia doveroso che questa sperimentazione venga avviata in maniera urgente, con le stesse procedure speditivi utilizzate per farmaci che si sono ritenuti potenzialmente in grado di contrastare il COVID-19.

La presente terminologia è volutamente divulgativa e semplificata. Siamo consapevoli che una trattazione scientifica comporti la presentazione di documentazione approfondita, cosa che non è lo scopo di questa pagina. Per informazioni addizionali usate il modulo di contatto.

    Efficacia della Terapia Iperbarica

    Esistono test eseguiti con successo in Cina, ed una solida bibliografia che conferma l’efficacia contro il COVID-19. Inoltre l’efficacia della terapia iperbarica contro il COVID-19 è una estensione della efficacia provata contro numerosi altri virus come (SARS-COV1, HIV – AIDS). Intanto sarebbe sufficiente testare in pochi giorni pazienti asintomatici o con lievi sintomi per fornire importanti dati. E successivamente evolvere verso pazienti sintomatici e con patologie accessorie, con le precauzioni del caso. Nel contesto emergenziale del COVID-19 numerosi farmaci sono stati testati senza sperimentazione formale, e nonostante i rischi di effetti collaterali sui pazienti.

    Sostanzialmente no. La sperimentazione richiede la disponibilità di camera iperbarica e tecnici, e l’impiego di un limitato numero di idoneo personale sanitario supportato da relativa organizzazione ospedaliera già esistente. Purtroppo esiste ampia disponibilità di pazienti positivi al momento.

    In questo momento di particolare emergenza è estremamente difficile ottenere l’attenzione di referenti politici, amministrativi e sanitari. Inoltre, le modalità ordinarie per accedere ad una sperimentazione medica sono ostiche, complesse e non compatibili con l’attuale contesto di emergenza, soprattutto per una piccola impresa che non lavora tutti i giorni con la sanità. Abbiamo bisogno di collaborazione e non di barriere.

    Perché la Camera Iperbarica è la soluzione migliore a combattere una epidemia su larga scala?

    come citato più avanti, la camera iperbarica può evitare il peggioramento delle condizioni dei pazienti e l’invio degli stessi in Terapia Intensiva

    un grande numero di pazienti può essere trattato per un periodo di tempo breve. Quindi la camera iperbarica guarisce moltissime persone e prima, e queste persone non contribuiscono all’allargamento del contagio

    la camera iperbarica riduce drasticamente il numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva, richiedendo un numero molto minore di infermieri e dottori ad elevata specializzazione

    oltre a non utilizzare costosi medicinali ma ossigeno, la camera iperbarica ha un costo infinitamente minore comparato all’allestimento ed alla gestione di reparti di terapia intensiva

    una volta verificata la completa efficacia, per le persone senza effetti collaterali o controindicazioni, la camera iperbarica riduce notevolmente il pericolo e le complicanze del COVID-19, permetterendo la ripresa delle attività e un adeguamento delle misure di contenimento.
    La Drass in questi mesi ha già completato il progetto per la costruzione rapida ed industriale di camere trasportabili di grande capacità e personalizzate per il trattamento di pazienti positivi al COVID-19, la cui realizzazione e operazione è grandemente più efficace e meno costosa dei mezzi di contrasto attualmente impiegati.

    Perché l’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) è efficace contro il COVID-19

    se il virus fosse una chiave passpartout, l’ossigeno iperbarico altera sia la chiave che la serratura in modo che il virus diventa incapace di fare danni. Linguaggio medico: l’OTI aumenta il monossido di azoto, una molecola gassosa che altera la struttura lipidica (i grassi) del virus e modifica l’RNA virale. In tal modo si blocca la replicazione del virus e impedisce che lui si leghi al recettore ACE2. Questo è stato visto sia per l’HIV dell’AIDS che per il SARS-COV-1 responsabile della SARS 2002-2003

    l’OTI sarebbe capace di spegnere nella sua fase nascente l’infiammazione che causa danno ai polmoni e porta al ricovero in terapia intensiva con intubazione. In linguaggio medico, l’ossigeno iperbarico somministrato in pazienti positivi riduce le molecole (dette citochine, inclusa la interleuchina 6 per controllare la quale si stanno sperimentando farmaci antireumatici) che alimentano l’infiammazione responsabile della insufficienza respiratoria. In Cina sono stati trattati con successo anche pazienti sintomatici difficili da gestire in ambiente confinato, ma questo richiederebbe particolari verifiche.

    Si. Nelle persone sane il virus è, normalmente, eliminato dal monossido di azoto e dai radicali liberi dell’ossigeno. Oltre il 50% dei pazienti deceduti per COVID-19 avevano malattie dismetaboliche (ipercolesterolemia, diabete) e/o cardiovascolari correlate con alterazione della normale funzione dell’endotelio e ridotta produzione del monossido di azoto. Nei pazienti con comorbità, il trattamento iperbarico ripristina (attraverso la espressione genetica della Ossido Nitrico Sintetasi) la normale sintesi del monossido di azoto consentendo all’organismo di eliminare il virus come nelle persone sane.
    Il protocollo prevede cinque trattamenti iperbarici, uno al giorno per cinque giorni consecutivi. Essendo basato sulla revisione di una letteratura scientifica debole, è necessario verificare sperimentalmente la dose terapeutica (pressione, durata).
    Considerando che attualmente il 20% (1 su 5) delle persone positive per SARS-COV-2 manifestano sintomi gravi che necessitano del ricovero in Pronto Soccorso o Terapia intensiva, ci attendiamo che i pazienti positivi per SARS-COV-2 trattati con terapia iperbarica non manifestino sintomi gravi nella stragrande maggioranza. Il risultato dipende dalla gravità delle altre patologie (comorbità) che eventualmente concorrano al deterioramento delle condizioni di salute dei pazienti.
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